giovedì 14 giugno 2012
L'arruolamento nell'esercito romano del II sec. d.C.
Poiché l'impero romano aveva necessità ogni anno di rimpinguare gli organici delle legioni di almeno 6000 uomini, già dal I sec. d.C. furono inviati in ogni provincia appositi funzionari addetti al reclutamento:i "conquistores" o "dilectores". Questi funzionari operavano su mandato dello stesso Imperatore e sostituivano i consoli in carica che un tempo erano addetti alle operazioni di leva. Normalmente il periodo ideale per gli arruolamenti era dicembre - febbraio, visto che così si aveva il tempo per addestrare il soldato prima di una possibile campagna estiva.
L'età minima per accedere ai ranghi di una legione era 17 anni, la massima 35, anche se vi sono evidenze di eccezioni a questa regola in casi speciali (come dopo la disfatta di Teutoburgo nel 9 d.C.).
Vi era un vero e proprio esame d'ammissione chiamato "probatio" o "inquisitio" atto non solo a testare l'idoneità fisica ma anche a certificare i requisiti di moralità e di cittadinanza del candidato. Per l'aspirante miles potevano garantire altri cittadini romani o dei commilitoni (cautores) oppure si poteva presentare delle lettere di raccomandazione o referenze (epistulae commendaticiae) scritte da personaggi influenti. Non erano ammessi malfattori, condannati per reati quali l'adulterio o disertori: la tolleranza in questi casi era sempre molto bassa. Per quanto riguarda il requisito di cittadinanza, benché fosse considerato indispensabile, tanto da punire con la morte chi tentava di arruolarsi senza di esso, anche per far fronte alla crisi di vocazioni militare degli italici (che di norma preferivano servire nella Guardia Pretoriana) divenne sempre più frequente la cessione della cittadinanza all'atto dell'arruolamento, per salvarne almeno il principio. Chi non fu mai accettato trai ranghi delle legioni furono gli schiavi, mentre i liberti furono inquadrati in unità para-legionarie, le cohortes voluntariorum.
I requisiti fisici riguardavano un'altezza minima (5 piedi e 7 pollici ovvero 165 cm) ed una generale robustezza fisica. Vegezio raccomandava di selezionare abitanti delle campagne, perché più avvezzi alle fatiche e possibilmente delle zone più temperate: li riteneva più disciplinati e meno incoscienti in battaglia dei settentrionali.
Una volta terminato l'esame la nostra recluta (tiro) viene inviata assieme ad altri all'unità di destinazione assieme ad una lettera che regolarizzava l'avvenuto reclutamento, evidenziando anche eventuali caratteristiche fisiche peculiari (iconismi) per ogni soldato.
A questo punto, iniziava il vero e proprio addestramento del soldato, ma questo argomento lo affronteremo più avanti!
Fonti: Giuseppe Cascarino - L'esercito romano. Armamento e organizzazione. Vol. 2: Da Augusto ai Severi.
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